Dodo Gorla and the Snipe

Saturday, 02 December 2017 16:12
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Editor's note: Dodo Gorla is one of the best Italian sailors of all time and a true sportsman.

By Giorgio "Dodo" Gorla

I was born on Lake Orta (North-West of Italy), in a house right on the water; that's why I've always been very familiar with everything aquatic. Long childhood summers on the lake always included sailing; we had an old "Snipe" and we used to guess the the number of buckets of water it would take to empty it.

The Snipe was actually the only sailing boat on Lake Orta. It was very widespread, and every Sunday there were races with at least twenty boats. My dad dreamed of an Olympic future for me in any sport (sometimes certain dreams do come true), and in 1954 he asked a shipwright and boatman from Orta, Giovanni Anchisi, to build a beautiful Snipe in larch called Dodo II (9984). She was fast in light wind and the small waves of the lake, but I will never know the truth, because at that time we were also small and very light.

My crews, and also my childhood friends, were Roberto Picchio with whom I won the Italian Junior Nationals in 1963, and Archimede Dal Grande; we won the Italian national championship in 1966. Both were very good with manual skills, just like my old faithful crew on the Star Alfio Peraboni. All of them compensated for my chronic shortages as a boat rigger.

...

1959ancoraCIJuniores1My sailing idols were the great Snipe sailors of those days: Mario Capio, 1955 World champion with the Snipe Portorose, which was built by Danilo D'Isiot; Pierino Reggio, Mino Della Casa, Vittorio Porta, and, among the lake sailors, Luciano Brambilla who was the owner of Portorose and had loaned her to Capio for the World Championship.

Among the juniors sailors the undisputed champion was Giorgio Brezich, with Ostoich as crew; together they dominated the championships in which they participated (Photo on the left: 1959 Italian Junior Nationals. From left to right: Ostoich. Gorla, Brezich, Picchio).

The great Snipe regattas were in September on Lake Maggiore, in Stresa and then in Luino, where every year there were eighty boats and all the greatest champions; there, sometimes, in a race with light wind, we were able to get some great results, without even knowing how!
In 1960, when I was 16, my father asked Leopoldo Colombo di Cadenabbia (whose sons now run a famous boatyard that builds the wooden Dinghy12) to build a beautiful plywood Snipe, which was called Dodo III (12124).

IMG 1480In 1966, Archimede and I won the Italian Nationals in Bellano (Lake Como), in front of the legendary team Morin-Michel. I believe we were the youngest champions in the history of the Italian Snipe Class and it was also the first win for the Colombo boatyard. We had an aluminum Proctor mast that Bruno Tomasoni, a leader in Italian sailing equipment imports, gave me to test. Our sails were made by Fragnière, a Swiss Snipe champion and two-time European champion, who also bet on me.

So in that wonderful summer of 1966, we qualified for my first European Championship in Karlshamm, Sweden. On the way we stopped in Copenhagen to see a very windy race at the 505 World Championship, with the great Elvstrom (who had been world champion even in the Snipe). We finished 6th, despite retiring from the last race after a luff by the Swedish team; in those days, when protested we retired, but it was another century!

From that trip I developed my great desire to race on an Olympic boat, and in 1967 I moved to the Finn, abandoning the Snipe that had represented my happy sporting youth.

In July 1970, I saw Dodo III, my beautiful boat, on the Lido of Venice. I was in Venice because I had married Caterina, who was from there. On September 11, 1970 the Venetian sailing club Diporto Velico Veneziano was completely destroyed by a terrible whirlwind that hit Sant'Elena and unfortunately also caused 21 victims.

Editor's Note: Dodo went on to become one of the "big names" in the Star Class with Alfio Peraboni, winning 2 bronze Olympic medals (Tallin 1980 and Long Beach 1984) and finishing fifth at Busan in 1988. They were also World Champions in 1984 (Vilamoura, Portugal) and won bronze at the 1980 Worlds. At the Star European Championships, Gorla and Peraboni won gold in 1985, silver in 1986, and bronze medals in 1979, 1980 and 1982.

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    di Giorgio "Dodo" Gorla

    Sono nato sul lago d'Orta, in una casa proprio sull'acqua; è così che ho avuto sempre grande dimestichezza con tutto ciò che è acquatico. Nelle lunghe estati sul lago tra noi bambini c'era anche la vela; avevamo a disposizione un vecchio "beccaccino" di cui ci divertivamo a indovinare i secchi d'acqua che dovevamo riempire per svuotarlo.

    Lo snipe era praticamente l'unica barca a vela del lago d'Orta, era diffusissimo, e ogni domenica si facevano regate con almeno una ventina di barche. Mio papà, che sognava per me un futuro di olimpionico in qualsiasi sport, incredibile come talvolta certi sogni si avverino, nel 1954 fece costruire da un mastro d'ascia e barcaiolo di Orta, Giovanni Anchisi, un bel beccaccino in larice che si chiamò Dodo II (9984), andava benissimo con poco vento e con la poca onda del lago, ma la verità non la saprò mai perché allora eravamo piccoli e leggerissimi.

    I miei prodieri, e anche miei amici d'infanzia, erano Roberto Picchio con cui vinsi il Campionato Italiano juniores del 1963, e Archimede Dal Grande, campione italiano nel 1966. Tutti e due erano bravissimi manualmente, come del resto anche il grande Alfio Peraboni, mio storico prodiere sulla Star, e sopperivano alle mie carenze croniche come attrezzatore di barche.

    Allora naturalmente i miei idoli velistici erano i grandi snipisti dell'epoca: Mario Capio, campione del mondo 1955 col "Portorose" costruito da Danilo D'Isiot, Pierino Reggio, Mino Della Casa, Vittorio Porta, e tra i laghisti Luciano Brambilla, che era il proprietario del "Portorose" e lo aveva prestato a Capio per il mondiale.

    Tra gli juniores il campione indiscusso era Giorgio Brezich che con Ostoich dominava i campionati a cui partecipava.

    Le grandi regate dello snipe erano a settembre sul lago Maggiore, a Stresa e poi a Luino dove ogni anno c'era un'ottantina di barche, e tutti i più grandi campioni; là, ogni tanto, in qualche prova, con poco vento, riuscivamo a ottenere qualche grande piazzamento, senza neanche sapere come!

    Nel 1960, avevo 16 anni, mio papà fece costruire da Leopoldo Colombo di Cadenabbia (ora i suoi figli mandano avanti un famoso cantiere costruttore di dinghy in legno) un bellissimo snipe in compensato marino, che si chiamò Dodo III (12124).

    Quando nel 1966, con Archimede, vincemmo il campionato italiano a Bellano, davanti ai mitici Morin-Michel, oltre a essere, credo , i più giovani campioni della storia italiana dello snipe, fu la prima volta anche per il cantiere Colombo. Avevamo un albero d'alluminio Proctor che Bruno Tomasoni, precursore dell'importazione di attrezzature veliche in Italia, e mio estimatore, mi aveva regalato perché lo provassi. Le vele erano Fragnière, un grande campione svizzero di snipe, due volte campione europeo, che anche lui aveva puntato su di me.

    Così in quella meravigliosa estate del 1966 ci qualificammo per il mio primo campionato europeo in Svezia a Karlshamm, dove finimmo 6, malgrado un ritirato nell'ultima prova per un'orzata al lasco dello svedese; allora ci si ritirava, ma era un altro secolo! Fu una trasferta meravigliosa in quello che poi, nella mia lunghissima carriera, sarebbe stato l'amatissimo Nord Europa. All'andata ci fermammo a Copenhagen a vedere una prova con vento fortissimo del campionato mondiale 505, col grande Elvstrom che era stato campione del mondo anche di snipe.

    Da quella trasferta maturò il mio grande desiderio di regatare su una barca olimpica, e nel 1967 passai al finn, e abbandonai lo snipe che aveva rappresentato la mia felice giovinezza sportiva.

    Rividi il Dodo III, mia stupenda barca, a luglio del 1970 sulla spiaggia del Lido di Venezia. Era finito anche lui a Venezia, come me, che quello stesso anno mi ero sposato con Caterina, veneziana. L'11 settembre 1970 andò completamente distrutto al Diporto Velico Veneziano per una terribile tromba d'aria che si abbattè su Sant'Elena e purtroppo causò anche 21 vittime.

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Giorgio Dodo Gorla

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