Danilo D’Isiot

Giorgio Brezich ci racconta chi era Danilo D’Isiot, grande regatante e famoso costruttore.

Chi conosce un po’ di storia della nostra Classe sa chi è D’Isiot. Tanto per sintetizzare: tre titoli italiani quale regatante e … Portorose, barca Campione del Mondo 1955. 

Qualche settimana fa sfogliavo “La Brazzera” il notiziario della Società Triestina della Vela. Mi sono imbattuto in un bell’articolo scritto da Giorgio Brezich sulla figura di Danilo D’Isiot.

Ho chiesto a Giorgio di poterlo pubblicare sul nostro sito. Permesso non solo accordato, ma autorizzazione a pubblicare un ulteriore scritto che tratteggia la figura di questo campione che tanto ha dato allo Snipe.

DANILO D’ISIOT (di Giorgio Brezich, da “La Brazzera”, notiziario della Società Triestina della Vela”)

Perché dedicare a Danilo la quarta di copertina della Brazzera nel 2011 dopo tanti anni dalla sua scomparsa. Io ritengo che sia semplicemente doveroso non solo per il culto delle tradizioni che devono essere rispettate e coltivate, ma perché è stato colui che ha aperto il glorioso Albo d’Oro dedicato a coloro che hanno portato lustro alla STV vincendo titoli nazionali ed internazionali. D’Isiot con la sua vittoria del Campionato Italiano Beccaccini del 1946 è stato il primo a fregiarsi di un titolo nazionale rappresentando i colori della nostra società.

Giorgio Brezich ci racconta chi era Danilo D’Isiot, grande regatante e famoso costruttore.

Chi conosce un po’ di storia della nostra Classe sa chi è D’Isiot. Tanto per sintetizzare: tre titoli italiani quale regatante e … Portorose, barca Campione del Mondo 1955. 

Qualche settimana fa sfogliavo “La Brazzera” il notiziario della Società Triestina della Vela. Mi sono imbattuto in un bell’articolo scritto da Giorgio Brezich sulla figura di Danilo D’Isiot.

Ho chiesto a Giorgio di poterlo pubblicare sul nostro sito. Permesso non solo accordato, ma autorizzazione a pubblicare un ulteriore scritto che tratteggia la figura di questo campione che tanto ha dato allo Snipe.

DANILO D’ISIOT (di Giorgio Brezich, da “La Brazzera”, notiziario della Società Triestina della Vela”)

Perché dedicare a Danilo la quarta di copertina della Brazzera nel 2011 dopo tanti anni dalla sua scomparsa. Io ritengo che sia semplicemente doveroso non solo per il culto delle tradizioni che devono essere rispettate e coltivate, ma perché è stato colui che ha aperto il glorioso Albo d’Oro dedicato a coloro che hanno portato lustro alla STV vincendo titoli nazionali ed internazionali. D’Isiot con la sua vittoria del Campionato Italiano Beccaccini del 1946 è stato il primo a fregiarsi di un titolo nazionale rappresentando i colori della nostra società.

Da allora tanta acqua è corsa, tante onde sono state cavalcate, ma il punto di partenza è stato lui. Danilo originario di Portole, in Istria (non si sa quando, forse nel 1919), residente a Muggia, aveva la passione delle barche che conduceva in maniera egregia, ma che sapeva costruire in modo sublime avendo sempre idee brillanti, precorrendo i tempi ed interpretando in modo critico e furbesco i regolamenti e sfruttando qualsiasi lacuna o incertezza dell’estensore. Le sue barche, i suoi materiali erano sempre un passo, anzi molti passi, avanti a tutti. Ne sa molto Guido Crechici che è stato suo prodiere per parecchie stagioni. Danilo le studiava ed applicava tutte le idee che gli frullavano in testa che erano tantissime, ma ripeto era talmente in anticipo che anche la tecnologia disponibile per metterle in pratica non era adeguata a lui. E allora le soluzioni le inventava, magari con gravi danni causati dalle sue estemporanee impiombature sul tondino usato per le sartie.

Tanto per citare alcune: strallo di poppa regolabile, vang (un corda di chitarra invisibile a distanza), cunningham (buso D’Isiot secondo lui, poiché riteneva di averlo inventato), sartie in tondino, albero allungabile, passascotte regolabili, deriva orientabile, vele molto più grandi ed allunate delle altre, barche leggerissime sempre al minimo del peso.

Memorabile il suo Punta Salvore che al Campionato Mondiale di Montecarlo obbligò Ted Wells, che gli americani chiamavano Mr. Snipe, varie volte Campione del Mondo e responsabile tecnico della classe Snipe, a varare un nuovo regolamento per rimediare a tutti i buchi di quello precedente che erano stati regolarmente utilizzati da Danilo, tra l’altro per costruire la sua barca ben 25 cm più lunga delle altre in linea d’acqua.

Anche le vele erano prodotte dall’amico Aldo Moscovita di Trieste, però su sua precisa indicazione e progetto.

Progettualità e genialità portarono Danilo a fare le vele con il sistema ora in voga per le barche di Coppa America e poche altre, cioè la costruzione su stampo, solo che lui lo fece circa 60 anni fa! Memorabile la costruzione contemporanea di quattro snipes, Portorose per i fratelli Brambilla di Milano unica barca italiana ad aver mai vinto un Campionato del Mondo e che recentemente è stata esposta nel salone degli incanti, il Lussin per Bellemo di Chioggia che ne è tutt’ora proprietario, Medolim per lo Y C Adriaco e Brioni per la Triestina della Vela.

Danilo tra l’altro è stato anche il costruttore del Mau Ciau, storica barca sociale della STV che tanto ha contribuito a farci conoscere ed apprezzare come organizzatori di importanti regate veliche. Memorabile la sua sospensione inflittagli dalla STV per non aver tagliato il traguardo vincendo una regata. La motivazione di un tale gesto? Il primo vinceva una coppa, il secondo una giacca a vento! Danilo scherzava sulle regate ma non scherzava in regata, osservate la fotografia di questa pagina, sorride, fuma ma ha il cronometro al collo a significare che alle partenze lui ci teneva, eccome! ! A quei tempi c’erano ben pochi orologi ed i cronometri da portare a bordo anche meno. Danilo che in onore delle sue origini vendeva le barche con il nome di località dell’Istria o della Dalmazia prestabilite, Danilo che beveva vino bianco al mattino, rosé all’ora di pranzo e rosso alla sera.

Semplicemente un grande personaggio.

Grazie Danilo per quello che ci hai insegnato e lasciato.

RICORDO DI DANILO D’ISIOT

Quando ho incominciato a regatare Danilo era già un mito come personaggio di vela, ma anche come artigiano dalle mani d’oro e per il suo carattere burbero, ma sotto sotto generoso e gentile.
E’ rimasto storico, per la sua bellezza, l’abito da sposa da lui confezionato e regalato ad un’amica che non poteva permettersi il costo di un negozio o di una sartoria.

Oppure le vele per il suo snipe fabbricate in casa sbaraccando tutti i mobili per avere lo spazio per simulare, in legno, la vela che aveva visto su un giornale americano e che intendeva riprodurre fedelmente. Questo è il sistema brevettato usato oggi per la produzione di vele di alta qualità quali quelle per  le imbarcazioni della Coppa America.

Ho vinto la mia prima regata in snipe a Muggia dove Danilo risiedeva e si sentiva sicuro di spadroneggiare. Solo che quel giorno, per mia fortuna, aveva trovato discussioni con il suo amico Sfetez per cui la regata diventò un sfida a due a tutto vantaggio mio che indisturbato ho potuto fare le scelte che più mi aggradavano. A fine regata Danilo mi inseguiva per capire chi avesse osato batterlo ed alla fine avvicinatomi mi pose la domanda. “chi te son ti” alla mia risposta con nome e cognome altra domanda “e allora Aldo xe tuo papà?” – mia risposta: “sì” – Danilo: “ah! Allora va ben!” Avevano lavorato insieme alla Fabbrica Macchine come modellisti, costruivano  in legno i modelli dei motori che poi sarebbero stati prodotti in metallo. Un lavoro difficile, delicato che necessitava di una notevolissima precisione.

Per me Danilo era l’Orso Yogi (visto il suo modo di muoversi e la sua mole possente) ed io per lui “el picio” poiché sono sempre stato piccolo e non grosso. Però abbiamo sempre avuto un grandissimo rispetto reciproco sia in mare che a terra. Danilo aveva grande stima nelle mie capacità veliche e di conoscitore dei regolamenti e già da ragazzino ero il suo consulente quando doveva presentare qualche protesta. Era fatidico il suo richiamo “vien che te devi scriverme una protesta, adeso te spiego …”

Sono rimaste storiche le sue prese di posizione o le sue ripicche, quando riteneva di essere stato offeso, allora erano guai per l’offensore perché se la legava al dito e la sua memoria era molto buona e quindi la vendetta era dura e duratura.

Un vanto di Danilo, il costruttore di snipe più famoso d’Italia e molto conosciuto e stimato in Europa, era di avermi fornito il progetto, che conservo tutt’ora gelosamente, del mio snipe Barbanera II, barca velocissima con la quale ho vinto praticamente tutto quello che c’era da vincere. Quando capitava l’occasione lo diceva sempre che il progettista di quella barca era lui e che per me aveva praticato un prezzo talmente speciale da sembrare un regalo. Io ho sempre considerato che il suo gesto fosse realmente un regalo e gliene sono sempre stato grato.

Quando abitava a Muggia partecipava a tutte le regate del golfo di Trieste e le sue barche erano talmente superiori che il vincitore era quasi sempre lui. A quel tempo, immediato dopoguerra, i soldi erano molto pochi ed anche i capi di abbigliamento erano pochi e preziosi, per cui il giorno in cui venne messa in palio una coppa al primo arrivato ed una giacca a vento per il secondo, Danilo non resistette e pur di avere la giacca si fermò in prossimità del traguardo per far passare un concorrente desideroso di vincere, la coppa, e lui il capo di abbigliamento. La cosa ebbe grande risonanza, tale da far prendere provvedimenti contro di lui per scarsa sportività ed essere sospeso dall’attività. La sua reazione fu: e intanto mi go la giaca!

E’ rimasta memorabile la sua vendetta contro un ragazzino il cui padre lo aveva, opinione di Danilo, offeso la sera prima al ristorante. Lo inseguì per tutto il campo di regta creandoli difficoltà al punto tale da arrivare ultimo e penultimo. Alle lamentele del povero Marco Savelli, divenuto poi un ottimo velista e campione, Danilo rispondeva “Le colpe dei padri ricadranno sui figli e tuo papa non romperà più …”

Trieste e Muggia ancora oggi lo ricordano con infinita simpatia, nonostante siano trascorsi tantissimi anni ( ritengo fosse il 1955) da quando con la famiglia si trasferì a Genova, perché il lavoro era scarso, i soldi pochissimi e lui costruì una barca che però vendette tre volte: alla Triestina della Vela, a Scognamiglio ed a Lasinio. Tutti pagarono quantomeno un acconto, però la barca la ricevette la Triestina della Vela, perché, essendo più vicina, la ritirò appena pronta. Forse perché non era in grado di far fronte ai propri impegni, forse per dare una svolta alla propria vita, come tanti allora, decise di emigrare in Australia. La nave partiva da Genova, per cui con la famiglia andò a Genova per imbarcare; senonchè Lasinio, astuto fiumano, forse avvisato da conoscenti triestini, lo intercettò, rimandò moglie e figli a Muggia e costrinse Danilo a rifondere quanto già anticipato costruendo due barche ed i mobili in stile inglese della propria sala da pranzo. Mobili bellissimi che  ho visto personalmente. Si diceva che Lasinio lasciava Danilo con ben poco, oltre a dargli da mangiare e dormire, stipendio che però passava poi alla famiglia a Muggia.

Da quel momento Danilo risiedette sempre in Liguria con la famiglia e noi ci incontravamo sui campi di regata.

Questo era Danilo: un grande artigiano un ottimo velista ed un grande, indimenticabile  personaggio che amava il mare andava in barca da sempre, ma non sapeva nuotare ed infatti rischiò di affogare quando lo buttarono in mare  a Rimini per festeggiare la sua vittoria del Campionato Italiano.

Giorgio Brezich.

5 thoughts on “Danilo D’Isiot

  1. Grazie Giorgio per questo bellissimo ricordo di D’Isiot, che io, ancor oggi dopo 27 anni proprietario di “Orsera”, conosco purtroppo soltanto tramite i racconti di chi lo ha conosciuto, come te e Baruffaldi.

  2. grazie per il bel ricordo,,,ho avuto il privilegio di regatare di prua a danilo sul punta salvore tanti anni fa ero un ragazzino,oggi quella bella compagnia di matti regatta con danilo,

  3. grazie per il bell’articolo ed il ricordo di Danilo. Ho avuto il piacere di conoscerlo e frequentarlo negli anni successivi al mio inizio alla vela che data nel 1961 . Purtroppo la vela non la pratico più da molto tempo ma certo mi resta il ricordo di quei bei tempi e di quelle piacevolissime regate fra Chioggia – Venezia – Sistiana e tanti altri campi di regata.

  4. Ho letto questo articolo….ma qualcosa sapevo già di Danilo D’Isiot . Il motivo: sono proprietario della Mau Ciau. Mi piacerebbe sapere qualcosa di più sulla mia “piccola”. Grazie Marko

    1. Egregio sig. Cernic,
      Le consiglio di contattare la segreteria della SCIRA Italia (segreteria@snipe.it) per avere qualche notizia sulla Sua barca.
      Grazie
      Cordiali saluti
      Pietro Fantoni

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